Tirocinante: Iole Carusi
Univ. di Salerno, Dipartimento di Studi Umanistici, CdS in Lingue e Culture straniere
Inquadramento teorico
La scelta dei nomi per le strade e le piazze cittadine rappresenta una testimonianza tangibile della memoria storica di una comunità, oltre a riflettere i rapporti di forza e i valori simbolici che modellano il tessuto urbano. I nomi delle vie, infatti, superano la mera utilità logistica e di orientamento: essi agiscono come veri e propri vettori culturali, capaci di legittimare determinate figure storiche e, di contro, di oscurarne o marginalizzarne altre.
All’interno di questo scenario, la visibilità delle donne appare storicamente compressa. Nel contesto italiano, i percorsi stradali intitolati a personalità femminili si attestano in media attorno al 6,3% del totale complessivo, a fronte di una schiacciante predominanza di figure maschili, che occupano stabilmente oltre il 50% delle dediche a individui. A questa disparità quantitativa se ne aggiunge una qualitativa: le donne celebrate tendono a concentrarsi in ambiti tradizionali, primo fra tutti quello legato alla sfera professionale, lasciando in secondo piano il contributo femminile nei campi della politica, della ricerca scientifica e della produzione culturale. Questa asimmetria è lo specchio di antiche dinamiche di esclusione che ancora oggi condizionano la costruzione dell’identità visiva delle nostre città.

Il presente studio si propone di esplorare questo fenomeno focalizzandosi sul Comune di Bologna (con dati aggiornati al 2026), isolando ed esaminando in modo sistematico le sole aree pubbliche dedicate a figure femminili. Il lavoro di mappatura e catalogazione ha permesso di strutturare un database organico composto da 145 odonimi femminili, ciascuno integrato da dati biografici, filoni tematici e note descrittive sulla figura presa in esame.
Bologna costituisce un osservatorio di particolare interesse: un centro urbano storicamente associato a importanti conquiste civili, all’eccellenza accademica e a costanti spinte all’innovazione sociale, che tuttavia conserva una stratificazione storica complessa e talvolta contraddittoria. Decodificare la toponomastica femminile di questa città offre l’opportunità di indagare il legame tra identità di genere, memoria collettiva e scelte istituzionali, tracciando linee di continuità con il passato ma anche intercettando i primi segnali di un’evoluzione nel riconoscimento pubblico del merito delle donne.
La ricerca vuole porsi come solida base empirica per riflettere sulla parità simbolica nello spazio cittadino, fornendo spunti utili sia per gli studi di genere che per future iniziative educative e di pianificazione urbana consapevole.
Finalità del progetto
L’indagine intende mappare e valutare, sotto il profilo sia quantitativo che qualitativo, la presenza e la declinazione delle figure femminili nella toponomastica di Bologna (aggiornamento 2026), adottando una chiave di lettura sensibile al genere.
Nello specifico, la ricerca persegue i seguenti obiettivi:
- Individuare e isolare ogni intitolazione del viario bolognese esplicitamente riferita a singole figure femminili, escludendo i toponimi di natura geografica, i concetti astratti o le denominazioni collettive plurale.
- Organizzare le figure individuate secondo criteri di classificazione omogenei (quali l’ambito professionale, l’epoca storica e la matrice simbolica), per far emergere eventuali costanti o sbilanciamenti.
- Studiare la ripartizione tematica dei nomi prescelti, verificando il peso dei ruoli tradizionali (es. religiosi) rispetto a profili legati all’attivismo politico, alla scienza o alle arti.
- Misurare l’incidenza della componente femminile sul totale dello stradario per quantificare l’effettivo divario di genere nella memoria monumentale della città.
- Elaborare una struttura dati pulita e fruibile per successivi confronti con altre realtà urbane o per l’applicazione in percorsi didattici e culturali.
Criteri metodologici
L’architettura della ricerca poggia su un metodo quantitativo-descrittivo, affiancato da un’analisi critica di tipo qualitativo. L’iter si è sviluppato attraverso le seguenti fasi:
- Reperimento delle fonti: i dati di partenza provengono dagli elenchi ufficiali dello stradario del Comune di Bologna (aggiornamento 2026), scelti come base documentale per garantire l’esattezza e l’aggiornamento dei dati.
- Selezione dei profili: sul totale dello stradario è stato applicato un filtro rigoroso per estrarre unicamente i luoghi dedicati a donne realmente esistite, escludendo riferimenti geografici, concetti immateriali o intitolazioni cumulative non riconducibili a una specifica biografia.
- Sistemazione del corpus: le voci selezionate sono state raccolte in un catalogo di 145 odonimi, arricchito per ogni record dalla tipologia di spazio (via, giardino, ecc.) e dall’area tematica di appartenenza.
- Suddivisione in macrocategorie: per facilitare il confronto dei dati, le figure femminili sono state aggregate in gruppi logici (es. scienziate, figure storiche, professioni e arti, agionimi), permettendo una lettura trasversale delle tendenze.
- Elaborazione statistica: i dati grezzi sono stati trasformati in frequenze e percentuali per evidenziare i punti di forza e le aree di evidente sottorappresentazione.
- Sintesi interpretativa: i risultati emersi sono stati infine discussi alla luce della letteratura sociologica contemporanea sulla memoria urbana, inserendo l’esperienza di Bologna in una riflessione più ampia sui processi di inclusione nello spazio pubblico.
Analisi statistica e profili tematici
L’elaborazione dei dati ha consentito di fotografare con precisione la distribuzione delle diverse categorie a cui appartengono le donne celebrate nella toponomastica di Bologna.

Il gruppo più consistente è composto dalle Figure storiche (patriote, politiche, attiviste, vittime di persecuzioni), che rappresentano il 31,7% del totale. Immediatamente a ridosso si colloca il comparto delle Professioni, arti e mestieri con il 27,6%, seguito a breve distanza da Scienziate e intellettuali, stabili al 22,1%. Unendo queste tre macro-aree, emerge un dato di straordinario rilievo: l’81,4% delle intitolazioni bolognesi celebra donne che si sono distinte per meriti personali, percorsi biografici autonomi o per il proprio spessore intellettuale e civile. C’è quindi una netta preferenza per modelli di emancipazione e protagonismo laico.
La sfera della tradizione e della fede occupa invece uno spazio più circoscritto, con gli agionimi (sante) e le figure religiose o filantrope che insieme coprono il 13,8% del corpus complessivo. I gruppi legati ai personaggi della mitologia e della letteratura locale (2,1%) e le intitolazioni motivate esclusivamente da legami di parentela con uomini illustri (mogli, madri, figlie) (2,1%) appaiono del tutto marginali.
I dati indicano una chiara volontà, specialmente nelle scelte amministrative più recenti, di valorizzare profili femminili forti, indipendenti e definiti dal proprio contributo professionale o civile.
L’incidenza dell’81,4% di figure “autonome” dimostra che la toponomastica bolognese si sta progressivamente smarcando dai vecchi canoni che legavano la memoria della donna a ruoli di genere subordinati o esclusivamente religiosi. Solo il restante 18,6% dei nomi risponde a logiche devozionali o a legami di dipendenza familiare. Questo trend testimonia un’evoluzione importante nelle politiche della memoria della città, sempre più orientate a ridefinire lo spazio pubblico secondo criteri di parità, merito e pluralismo storico.
Mappatura del territorio e tipologie urbane
Se si analizza la localizzazione geografica degli odonimi attraverso i codici di avviamento postale (CAP), emerge uno squilibrio spaziale piuttosto evidente. Il 77,1% delle intitolazioni femminili è dislocato nei quartieri periferici o nelle aree di cintura semicentrale, mentre solo il 22,9% trova spazio all’interno dei CAP del nucleo storico (40121–40126).

Questo posizionamento rivela che la memoria femminile ha trovato accoglienza soprattutto nelle zone di espansione edilizia novecentesca e contemporanea. Il centro storico, custode della memoria più antica e simbolicamente più densa di prestigio istituzionale, resta saldamente ancorato a intitolazioni tradizionali e stratificate nel tempo (prevalentemente maschili). Lo stradario riflette quindi una spaccatura tra la “città vecchia”, meno permeabile ai cambiamenti, e la “città nuova”, dove le recenti istanze di equità e riequilibrio di genere hanno potuto manifestarsi con maggiore libertà.
Un’ulteriore particolarità del caso bolognese emerge dallo studio della tipologia degli spazi intitolati. Contrariamente alla media nazionale, dove la forma della “Via” domina incontrastata, a Bologna si registra un inedito equilibrio tra Giardini pubblici (38,6%) e Vie ordinarie (37,9%).
A grande distanza troviamo le rotonde all’8,3%, i passaggi pedonali al 4,8%, e il sistema delle piazze (compresi piazzali e piazzette) che raccoglie appena il 3,5% delle preferenze. Piste ciclabili (2,1%), vicoli (2,1%) e parchi (1,4%>) completano il quadro.

Il dato relativo all’altissima percentuale di giardini dimostra come l’amministrazione bolognese abbia ampiamente utilizzato le aree verdi urbane come strumento principale per accogliere i nomi delle donne. Se da un lato questo approccio assicura una diffusione capillare nei quartieri residenziali, dall’altro mette in luce una sottile gerarchia urbanistica: le figure femminili trovano più facilmente spazio nella dimensione “morbida” e quotidiana del verde pubblico rispetto ai luoghi nodali e monumentali della città, come le grandi piazze o gli assi viari principali, che restano ancora oggi zone ad altissima densità maschile.
Analisi temporale ed evoluzione cronologica delle intitolazioni
Un elemento di cruciale interesse per comprendere le logiche commemorative della città è l’analisi della distribuzione delle intitolazioni lungo l’asse temporale. Esaminare quando una determinata figura femminile è stata accolta nella toponomastica consente di tracciare l’evoluzione della sensibilità istituzionale e civile rispetto alla parità di genere nello spazio pubblico. Nel corpus preso in esame, su un totale di 145 odonimi, 143 presentano il dato relativo all’anno di assegnazione ufficiale.
I dati mostrano una netta e inequivocabile accelerazione nei tempi recenti. Suddividendo le intitolazioni per decenni storici, emerge la seguente ripartizione:
- Prima del 1950: 18 intitolazioni (12,4%)
- 1950-1959: 11 intitolazioni (7,6%)
- 1960-1969: 7 intitolazioni (4,8%)
- 1970-1979: 6 intitolazioni (4,1%)
- 1980-1989: 4 intitolazioni (2,8%)
- 1990-1999: 6 intitolazioni (4,1%)
- 2000-2009: 21 intitolazioni (14,5%)
- 2010-2019: 41 intitolazioni (28,3%)
- 2020-ad oggi: 31 intitolazioni (21,4%)
L’aspetto più dirompente che emerge dall’analisi cronologica è la linea di demarcazione segnata dall’inizio del nuovo millennio. Ben 93 intitolazioni su 145, pari al 64,1% del totale complessivo, sono state deliberate dal 2000 in poi. Ciò significa che quasi i due terzi dell’intera toponomastica femminile di Bologna è il risultato di politiche commemorative concentrate negli ultimi venticinque anni.
Al contrario, la seconda metà del Novecento (dal 1950 al 1999) ha registrato una marcata stagnazione, con una media che faticava a superare le 6 o 7 intitolazioni per decade e toccando il punto più basso negli anni ’80 (appena il 2,8%).
Il picco assoluto si registra nel decennio 2010-2019, che da solo concentra il 28,7% delle assegnazioni, seguito dall’attuale decennio (2020-oggi) che in pochissimi anni ha già raggiunto la quota rilevante del 20,3%, a testimonianza di un trend tuttora in forte crescita. Questa impennata contemporanea riflette una precisa e consapevole inversione di tendenza da parte delle commissioni toponomastiche e delle spinte dal basso, tese a colmare attivamente lo storico gender gap stradale attraverso la sistematica proposta di profili femminili ogniqualvolta si aprano nuovi spazi di espansione urbana.







