Toponomastica femminile del Comune di Bari

Tirocinante: Simona Aquino
Università degli Studi di Salerno, CdS in Lingue e Culture Straniere

Introduzione

La toponomastica è la disciplina che studia i nomi dei luoghi, la loro origine, il loro significato e le trasformazioni che hanno subito nel corso del tempo. La toponomastica svolge quindi una funzione pratica, perché permette di identificare e distinguere i diversi luoghi, ma possiede anche un importante valore storico e culturale: attraverso i nomi attribuiti agli spazi è infatti possibile conservare e trasmettere la memoria di eventi, personaggi e valori considerati significativi da una determinata comunità. La scelta di intitolare una strada o una piazza a una persona non è, dunque, un atto puramente amministrativo, ma permette di rendere quella persona parte della memoria collettiva. Per questo motivo, lo studio della toponomastica può offrire una prospettiva interessante anche per analizzare il modo in cui una società rappresenta la propria storia e stabilisce chi meriti di essere ricordato.
In questo contesto assume particolare importanza la toponomastica femminile, cioè l’insieme dei nomi di donne utilizzati per denominare gli spazi pubblici. In Italia, la presenza femminile nella toponomastica risulta ancora fortemente minoritaria rispetto a quella maschile. Questa disparità non riguarda soltanto il numero delle intitolazioni, ma solleva una questione più ampia legata alla memoria pubblica e alla rappresentazione delle donne nella storia. Analizzare la toponomastica femminile significa quindi interrogarsi su quali figure vengano ricordate nello spazio pubblico e quanto la memoria collettiva rifletta ancora una visione della storia in cui il ruolo degli uomini occupa uno spazio predominante. Studiare la presenza delle donne nella toponomastica italiana permette, di conseguenza, di osservare uno degli aspetti attraverso cui le disuguaglianze di genere possono manifestarsi anche nella costruzione della memoria e dell’identità di una comunità.

 

 

Il presente lavoro propone un’analisi del fenomeno focalizzandosi sul Comune di Bari, con l’obiettivo di isolare e classificare esclusivamente le aree pubbliche intitolate a figure femminili. Il lavoro ha prodotto un corpus di dati composto da 120 odonimi femminili, ciascuno integrato con dati biografici, filoni tematici e note descrittive sulla figura commemorata.

Bari, capoluogo della Puglia e importante città dell’Adriatico, costituisce uno dei principali centri urbani del Mezzogiorno. Bari rappresenta un caso particolarmente interessante per lo studio della toponomastica femminile. Analizzare i nomi delle strade permette infatti di osservare quali figure siano state ritenute degne di essere ricordate nello spazio pubblico e, allo stesso tempo, di mettere in evidenza eventuali squilibri nella rappresentazione tra uomini e donne. Su un totale di 2.488 tra strade e aree pubbliche di circolazione, solo il 4,8% risulta essere dedicato alle donne. Il dato mostra quindi una significativa disparità di genere nella memoria urbana e rende Bari un esempio efficace per comprendere come la presenza femminile nello spazio pubblico sia stata a lungo limitata. Allo stesso tempo, lo studio delle intitolazioni permette di individuare quali modelli femminili siano stati valorizzati: accanto a sante e figure religiose compaiono infatti donne impegnate nella cultura, nell’arte, nella politica e nella vita civile. Negli ultimi anni, inoltre, il Comune ha promosso nuove intitolazioni dedicate a donne che si sono distinte per l’impegno politico e civile, per l’arte e la cultura o che sono state vittime di violenza. L’odonomastica barese diventa così uno strumento per leggere l’identità della città da una prospettiva di genere: non soltanto attraverso le donne che sono state ricordate, ma anche attraverso quelle che sono rimaste escluse dalla memoria ufficiale dello spazio urbano.

Obiettivi della ricerca

L’indagine intende mappare e valutare, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, la rappresentazione delle figure femminili nella città di Bari, adottando una prospettiva di genere. Nello specifico, la ricerca si propone di:

  1. Individuare e censire tutte le intitolazioni presenti nel territorio di Bari dedicate a figure femminili, escludendo le denominazioni generiche o neutre, i toponimi geografici e le intitolazioni collettive che non fanno riferimento a persone specifiche.
  2. Classificare le figure femminili individuate secondo criteri omogenei, considerando, ad esempio, l’ambito professionale o di attività, il periodo storico di appartenenza e il ruolo o il significato simbolico associato a ciascuna figura, così da mettere in evidenza eventuali ricorrenze e squilibri.
  3. Calcolare le percentuali censite, verificando quali ambiti risultino maggiormente rappresentati, come quello religioso, culturale, politico, scientifico e civile, e quanto siano diversificati i modelli femminili proposti nello spazio urbano.
  4. Analizzare quantitativamente la presenza femminile nella toponomastica di Bari, mettendo a confronto le intitolazioni dedicate alle donne con quelle complessivamente riferite a persone, allo scopo di valutare l’entità del divario di genere nella costruzione della memoria urbana.
  5. Elaborare una base di dati organizzata e consultabile, che possa costituire uno strumento utile per ulteriori approfondimenti sulla toponomastica barese, per eventuali confronti con altre realtà territoriali e per attività di carattere educativo, culturale e istituzionale.

Metodologia della ricerca

La ricerca adotta un approccio quantitativo-descrittivo, integrato da un’analisi critica di carattere qualitativo. Il percorso metodologico si è articolato nelle seguenti fasi:

  1. Reperimento delle fonti: i dati di partenza sono stati ricavati dagli elenchi ufficiali dello stradario del Comune di Bari, assunti come principale base documentale al fine di garantire l’attendibilità, la completezza e l’aggiornamento delle informazioni utilizzate nell’analisi.
  2. Selezione odonimi femminili: sull’insieme delle denominazioni presenti nello stradario è stato applicato un criterio di selezione volto a individuare esclusivamente gli spazi urbani intitolati a donne realmente esistite e identificabili sul piano biografico. Sono stati pertanto esclusi i riferimenti di natura geografica, le denominazioni riferite a concetti astratti o immateriali e le intitolazioni collettive non riconducibili in maniera univoca a una specifica figura femminile.
  3. Costruzione del corpus: le denominazioni selezionate sono state organizzate in un corpus complessivo di 120 odonimi, corredato, per ciascuna voce, da informazioni relative alla tipologia dello spazio urbano interessato, quali vie, piazze, giardini e altre aree di circolazione, e all’ambito tematico di appartenenza della figura commemorata.
  4. Classificazione in categorie: al fine di rendere possibile un’analisi comparativa e trasversale dei dati, le figure femminili individuate sono state ricondotte a specifiche categorie tematiche (come figure storiche, professioni e mestieri, figure filantrope e agionimi). Tale articolazione consente di evidenziare le principali tendenze nella selezione delle donne accolte nella memoria toponomastica della città di Bari.
  5. Elaborazione dei dati: le informazioni raccolte sono state sottoposte a un’elaborazione quantitativa attraverso il calcolo delle frequenze assolute e relative e delle corrispondenti percentuali. Tale procedimento permette di mettere in evidenza le categorie maggiormente rappresentate e, parallelamente, di individuare eventuali fenomeni di sottorappresentazione.
  6. Interpretazione dei risultati: i risultati dell’analisi quantitativa sono stati successivamente sottoposti a una lettura qualitativa e interpretativa, volta a collocare i dati emersi nel più ampio quadro degli studi sulla memoria urbana e sulla rappresentazione di genere nello spazio pubblico.

Analisi statistica

L’analisi dei dati attraverso il calcolo delle percentuali ha permesso di evidenziare la distribuzione delle diverse categorie a cui appartengono le donne celebrate nella toponomastica di Bari.

La distribuzione percentuale delle diverse categorie mostra una presenza fortemente caratterizzata da riferimenti religiosi e, in misura minore, da figure storiche e da donne riconosciute per la propria attività professionale o culturale.
La categoria più consistente è quella degli agionimi, che rappresenta il 22% del totale. A questa si aggiunge il 16% degli odonimi mariani e il 12% delle religiose e filantrope. Considerate complessivamente, queste tre categorie costituiscono il 50% delle intitolazioni femminili analizzate. Ne deriva che una parte molto rilevante della memoria femminile incorporata nello spazio urbano barese è legata alla dimensione religiosa: le donne vengono ricordate come sante, figure mariane, religiose o benefattrici, dunque prevalentemente attraverso un’identità associata alla fede, alla devozione, alla spiritualità e alla carità. Il dato assume particolare significato se confrontato con quello relativo alle figure autonome e laiche. Le categorie delle professioni, arti e mestieri e delle figure storiche raggiungono complessivamente il 33%: il 12% delle prime e il 21% delle seconde. Si tratta di donne che vengono ricordate in relazione a una propria attività, a un ruolo svolto nella società, a una vicenda storica o a una specifica forma di partecipazione alla vita pubblica.
Questo rapporto suggerisce che lo stradario barese restituisca un’immagine della donna ancora fortemente legata a modelli tradizionali di riconoscimento. La donna è infatti frequentemente presente nello spazio pubblico non tanto in quanto individuo autonomo, professionista o protagonista della vita civile, quanto come figura appartenente alla sfera religiosa o, più in generale, a un sistema di valori fondato sulla devozione, sulla santità e sulla carità. Anche la categoria delle “mogli, madri e figlie di personaggi o famiglie illustri”, che rappresenta il 12%, rafforza questa considerazione: in questo caso l’identità della donna non deriva principalmente da una propria biografia o da un’attività individuale, ma dalla relazione con un uomo o con una famiglia riconosciuta come illustre.

Sebbene sia una percentuale ridotta, il 4% delle intitolazioni legate alle vittime di femminicidio o altre violenze introduce una modalità di memoria diversa: la donna non viene ricordata per un ruolo tradizionale, ma attraverso una vicenda di violenza che assume un significato pubblico e civile. L’intitolazione diventa così uno strumento di denuncia, di commemorazione e di costruzione della memoria collettiva.

Il dato relativo all’1% del ruolo indefinito corrisponde a una sola via, Via Caterina Fontana, per la quale non è stato possibile reperire informazioni sufficienti sulla donna a cui è intitolata. La sua incidenza, quindi, non modifica sostanzialmente l’interpretazione complessiva dei dati, ma evidenzia una difficoltà metodologica propria delle ricerche sulla memoria urbana: non sempre le tracce lasciate nei nomi delle strade sono accompagnate da informazioni biografiche facilmente accessibili, e ciò può contribuire a rendere alcune presenze femminili nello spazio pubblico ancora più difficili da ricostruire e interpretare.

Distribuzione territoriale

 

Se si analizza la localizzazione geografica degli odonimi attraverso i codici di avviamento postale (CAP), emerge uno squilibrio spaziale piuttosto evidente: il 63% delle intitolazioni si trova nelle aree periferiche (CAP 70126-32); mentre il 37% si trova nelle aree più centrali (CAP 70121-25). Questo dato deve tuttavia essere interpretato tenendo conto della particolare stratificazione amministrativa e urbanistica del territorio barese. Una parte delle attuali periferie corrisponde infatti a nuclei urbani che hanno avuto una propria storia amministrativa prima di essere inglobati nel Comune di Bari. È il caso, in particolare, di Carbonara di Bari, che fu un comune autonomo fino al 1928, quando venne soppresso e aggregato al Comune di Bari con Regio Decreto n. 364 del 16 febbraio 1928. L’integrazione amministrativa di questi territori non ha comportato necessariamente una completa riscrittura della toponomastica preesistente, determinando una stratificazione di denominazioni appartenenti a momenti storici e realtà amministrative differenti. Ciò permette di spiegare anche la presenza, nell’attuale territorio comunale, di alcuni odonimi che si ripetono in zone diverse della città: alcune denominazioni possono infatti essere ricondotte alla precedente autonomia dei nuclei poi inglobati nel Comune di Bari. Il fatto che il 63% delle intitolazioni femminili si trovi al di fuori del centro non significa necessariamente che tali intitolazioni siano state collocate in periferia in epoca recente o che siano il risultato di una precisa scelta unitaria dell’amministrazione comunale. Una parte di questa distribuzione riflette infatti la storia amministrativa e urbana di Bari e la progressiva integrazione di territori che possedevano già una propria identità e una propria stratificazione toponomastica.

A ciò si aggiunge lo studio della tipologia degli spazi pubblici interessati. Le vie costituiscono il 43% del totale, seguite da strade e stradelle con il 16%, da giardini e parchi con il 13%, da traverse, vichi e sottovia con il 13%, da piazze, piazzali e piazzette con l’8%, dai larghi con il 5% e, infine, dai viali con il 2%.

Considerando complessivamente le categorie di via, strada/stradella, traversa/vico/sottovia e viale, emerge che il 74% delle intitolazioni femminili riguarda spazi propriamente viari, mentre soltanto il 26% interessa luoghi come piazze, parchi, giardini e larghi, caratterizzati maggiormente da funzioni di aggregazione e socialità.

Nel complesso, dunque, i dati evidenziano una presenza femminile nello spazio pubblico barese che è quantitativamente significativa, ma che è espressa soprattutto attraverso la denominazione di percorsi e assi di collegamento, più che attraverso luoghi destinati alla permanenza, all’incontro o alla socialità. Si può quindi parlare di una doppia perifericità della memoria femminile: da un lato, la maggioranza delle aree pubbliche intitolate a donne è collocata fisicamente nelle periferie della città; dall’altro, anche quando le donne sono presenti nella toponomastica, il loro nome è più frequentemente associato a strade e percorsi piuttosto che a luoghi urbani dotati di una forte funzione aggregativa o rappresentativa. Questa distribuzione è significativa dal punto di vista della memoria pubblica: lo stradario di Bari evidenzia il riconoscimento delle donne come parte della storia della città, tuttavia, la posizione delle strade dedicate alle donne è spesso periferica o marginale rispetto alla struttura urbana della città.

L’analisi della toponomastica femminile di Bari invita quindi a superare una lettura puramente numerica delle intitolazioni. Non è sufficiente chiedersi quante donne siano ricordate, ma è necessario interrogarsi anche sulla qualità spaziale della loro presenza.

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