Tirocinante: Annachiara Schettino
Università degli Studi di Salerno, CdS in Lingue e Culture Straniere.
Introduzione
L’odonomastica, ovvero lo studio dei nomi attribuiti alle strade e agli spazi pubblici, è uno strumento prezioso per analizzare la memoria collettiva e il modo in cui una società sceglie di rappresentarsi. Intitolare una via o una piazza a una persona o a un evento significa stabilire chi e che cosa meriti di essere ricordato nella vita quotidiana della comunità. L’odonomastica agisce così come uno specchio delle mentalità: rende visibili i valori dominanti di un’epoca e contribuisce a trasmetterli e a consolidarli. Incontrati ogni giorno quasi senza accorgersene, i nomi delle strade costruiscono significati in modo persistente, conferendo visibilità ad alcuni personaggi e lasciandone altri ai margini. In questa prospettiva, la presenza femminile nello spazio pubblico assume un interesse particolare. Le donne risultano generalmente meno rappresentate degli uomini nelle intitolazioni urbane, e ciò riflette la loro esclusione, per secoli, dalla vita pubblica, dai luoghi del potere e dal riconoscimento sociale. Per questo la denominazione degli spazi urbani può essere considerata non solo uno specchio dell’assetto culturale, ma anche una risorsa per riflettere su di esso. La parità di genere, infatti, non si realizza soltanto sul piano giuridico, economico e sociale, ma investe anche la dimensione simbolica, ovvero il modo in cui una comunità rappresenta e valorizza i propri membri. In tale ottica, i nomi attribuiti allo spazio urbano, per la loro presenza costante nella vita quotidiana, possono contribuire a ridefinire gradualmente l’immaginario collettivo e a offrire modelli di riferimento alle future generazioni. Le intitolazioni stradali si configurano così come un oggetto di indagine privilegiato per riflettere sulle potenzialità dello spazio pubblico in una prospettiva di genere.
Il presente lavoro si inserisce all’interno di tale filone di ricerca, proponendo un’analisi dello stradario del Comune di Genova, con l’obiettivo di individuare e classificare esclusivamente le aree pubbliche intitolate a figure femminili. Il lavoro di mappatura e catalogazione dei dati ha consentito di strutturare un corpus di 181 odonimi femminili su un totale di 3954 denominazioni stradali, ciascuno integrato da un profilo biografico, categoriale e descrittivo della figura commemorata.
Genova, capoluogo della Liguria, costituisce un caso di studio interessante: è una città portuale con una lunga tradizione mercantile e un tessuto urbano di origine medievale, la cui storia e identità si riflettono anche nella toponomastica. Analizzare lo stradario genovese da una prospettiva di genere permette quindi di interrogare criticamente il rapporto tra genere, memoria urbana e scelte istituzionali, tracciando linee di continuità con il passato ma anche evidenziando possibili segnali di cambiamento nel riconoscimento pubblico delle donne.
Obiettivi della ricerca
L’obiettivo della ricerca è analizzare la rappresentazione delle figure femminili nell’odonomastica del Comune di Genova (cfr. Stradario comunale del 2025), valutandone la presenza nello spazio pubblico da un punto di vista quantitativo e qualitativo in una prospettiva di genere.
Nello specifico, la ricerca si è proposta di:
1. Individuare e censire tutte le intitolazioni presenti sul territorio urbano genovese riferite esclusivamente a figure femminili, escludendo denominazioni neutre, odonimi generici e intitolazioni collettive non riconducibili a persone specifiche.
2. Classificare le figure femminili individuate sulla base di categorie relative ai ruoli da esse ricoperti opportunamente contestualizzate dal punto di vista dello spazio e del tempo, al fine di misurare punti di forza e criticità nella diffusione delle categorie rappresentate, evidenziando ad esempio la prevalenza o carenza di specifiche funzioni (religiose, culturali, politiche, scientifiche, civili) e il grado di diversificazione dei modelli femminili proposti nello spazio urbano.
3. Valutare quantitativamente la presenza femminile nella odonomastica di Genova, in rapporto al complesso delle strade urbane, per misurare l’ampiezza del divario di genere nella costruzione della memoria collettiva.
4. Elaborare una base di dati strutturata e consultabile che possa costituire una risorsa utile per analisi comparative sulla odonomastica genovese, per successivi approfondimenti e applicazioni in ambito educativo, culturale e istituzionale.
Metodologia della ricerca
La ricerca adotta un approccio quantitativo-descrittivo, integrato da una lettura qualitativa dei dati, ed è articolata nelle seguenti fasi metodologiche:
1. Reperimento dei dati: il punto di partenza è costituito dal database ufficiale dello stradario del Comune di Genova (aggiornamento 2025), assunto come fonte primaria al fine di garantire completezza e attendibilità alle informazioni utilizzate nell’analisi.
2. Selezione dei profili: a partire dall’insieme delle denominazioni presenti nello stradario sono stati selezionati esclusivamente gli spazi urbani intitolati a donne realmente esistite e identificabili sul piano biografico, escludendo i toponimi generici, le denominazioni riferite a concetti astratti e le intitolazioni ambigue non chiaramente riconducibili a una specifica figura femminile.
3. Costruzione del corpus: le intitolazioni selezionate sono state organizzate in un corpus complessivo di 181 odonimi femminili, corredato, per ciascuna voce, da informazioni relative alla tipologia dello spazio urbano preso in esame (quali vie, giardini, piazze e altre aree di circolazione), e all’ambito tematico di appartenenza della figura ricordata.
4. Suddivisione in categorie: le figure femminili individuate sono state ricondotte a specifiche categorie tematiche (agionimi, odonimi mariani, religiose e filantrope, figure storiche, professioni, arti e mestieri, figure letterarie e mitologiche) al fine di garantire una lettura comparativa e trasversale dei dati.
5. Elaborazione dei dati: le informazioni rilevate sono state sottoposte a un’elaborazione quantitativa in termini di frequenze e distribuzioni in percentuale, con l’obiettivo di individuare le categorie più assiduamente rappresentate e al contempo eventuali aree di sottorappresentazione femminile.
6. Interpretazione dei risultati: i risultati quantitativi sono stati infine interpretati alla luce degli studi di genere e della letteratura sulla memoria urbana, per collocare il caso genovese in un quadro più ampio di riflessione sulla costruzione simbolica dello spazio pubblico.

L’analisi descrittiva dei dati, basata sul calcolo delle frequenze assolute e percentuali, ha consentito di osservare come si distribuiscono le categorie degli odonimi femminili sul territorio genovese. Delle 3954 aree pubbliche di circolazione censite, soltanto 181 sono dedicate a figure femminili, ovvero il 4,5% del totale (Fig 1). Tale risultato mette in luce una marcata disparità di genere nella memoria urbana e fa di Genova un caso esemplare per comprendere quanto la presenza delle donne nello spazio pubblico sia stata, per lungo tempo, marginale.

La categoria più rappresentata è quella degli odonimi mariani (31%, corrispondente a 57 intitolazioni), seguita dagli agionimi (29%, corrispondente a 52 intitolazioni) e dalle religiose e filantrope (12%, corrispondente a 21 intitolazioni).
Nel loro insieme, queste tre categorie corrispondono al 72% del corpus: circa sette intitolazioni femminili su dieci sono quindi legate alla sfera religiosa, a testimonianza di una odonomastica femminile in larga parte connessa alla tradizione della città. Si tratta peraltro di figure il cui riconoscimento non deriva da un’azione o da un’opera individuale nello spazio pubblico, ma da un’identità definita dalla fede, dalla devozione, dalla spiritualità e dalla carità: le donne entrano nella memoria urbana soprattutto quando la loro immagine è compatibile con un modello di femminilità percepito come esemplare e rassicurante, mentre ne restano più facilmente ai margini quando la loro rilevanza si colloca in ambiti civili, professionali o intellettuali.
Il restante 28% si distribuisce tra categorie che mostrano un repertorio di figure più vario ma meno numeroso. Le più consistenti sono le figure storiche (10%, corrispondente a 19 intitolazioni) e le professioni, arti e mestieri (7%, corrispondente a 12 intitolazioni), che insieme raggiungono il 17% di donne ricordate per un contributo individuale in ambito storico, letterario, scientifico o artistico. È in queste categorie che la odonomastica riconosce alle figure femminili un ruolo attivo nella costruzione della società e della cultura, ma lo fa in misura ridotta: meno di due intitolazioni su dieci, a fronte di una netta prevalenza della sfera religiosa.
Seguono, con quote minori, le mogli, madri e figlie di personaggi o famiglie illustri (5% corrispondente a 9 intitolazioni), nelle quali la memoria femminile passa ancora attraverso la relazione con un uomo o con un casato e dunque non in virtù di un merito autonomo, e i personaggi mitologici, letterari e della cultura locale (4% corrispondente a 8 intitolazioni), figure che appartengono in larga parte all’immaginario più che alla storia documentata.
Particolarmente significativa è infine la categoria degli odonimi femminili non identificati (2% corrispondente a 3 intitolazioni), che pure comprende un numero esiguo di denominazioni. Tra queste vi sono tre strade, alcune anche molto estese e quindi tutt’altro che marginali nel tessuto urbano, per le quali non è stato possibile reperire informazioni sulla donna a cui sono dedicate. Il dato è rilevante al di là del suo peso percentuale, perché mostra come ancora oggi, per alcune donne, il nome sopravvive sulla targa mentre la biografia è andata perduta.
Nel loro insieme, questi dati delineano una memoria collettiva in gran parte consolidata nel tempo, in cui le intitolazioni orientate a una rappresentazione più diversificata hanno uno spazio ancora limitato, e in cui le donne risultano ricordate prevalentemente quando il loro profilo è legato alla religione o a una posizione di subalternità (Fig 2).
Distribuzione territoriale

Analizzando la localizzazione degli odonimi attraverso i codici di avviamento postale (CAP), si rileva una distribuzione territoriale abbastanza equilibrata, con una lieve prevalenza delle aree suburbane.
Il 55% delle intitolazioni dedicate a figure femminili (99) si trova infatti in zone periferiche, mentre il 45% (82) è situato nelle aree centrali della città (CAP 16121-16129) (Fig 3).
La presenza femminile non è dunque confinata ai quartieri esterni: una quota consistente interessa anche il centro storico, ovvero lo spazio più rappresentativo della memoria cittadina. Tuttavia, incrociando i dati con le categorie e i corrispettivi ruoli femminili, emergono differenze significative a seconda della zona.
Nel centro storico e nell’area portuale prevalgono nettamente le intitolazioni legate alla sfera religiosa, ossia gli odonimi mariani, gli agionimi e le religiose e filantrope. In questi quartieri, dove la stratificazione storica è più antica, la memoria femminile è affidata a un repertorio tradizionale, coerente con il peso che la devozione ha avuto nella formazione dell’identità urbana. Gli odonimi mariani costituiscono in questo quadro un’eccezione, poiché sono distribuiti su tutto il territorio genovese, dalla periferia fino al pieno centro cittadino, a conferma della presenza capillare del culto mariano e del suo radicamento nel tessuto urbano.
Le figure storiche e quelle legate a professioni, arti e mestieri si collocano invece più spesso nelle periferie. Qui la presenza femminile può assumere anche un rilievo spaziale notevole: è il caso di Passeggiata Anita Garibaldi, a Nervi, che con i suoi quasi due chilometri rappresenta la più lunga tra le strade intitolate a donne. Si tratta però di un caso quasi isolato. Le intitolazioni alle donne laiche hanno infatti, nella maggior parte dei casi, un’estensione limitata, come mostra Via Sofonisba Anguissola a Sampierdarena che è lunga appena 100 metri: il riconoscimento di un contributo individuale in ambito civile, artistico o intellettuale si traduce quindi più spesso in tratti brevi e poco incisivi nella trama urbana, a differenza di quanto accade per le strade ereditate dalla tradizione religiosa.
Va rilevato, infine, che il Comune di Genova ha avviato negli ultimi anni un’opera di denominazione al femminile, rivolta soprattutto a piazze e giardini, spazi pubblici di minore estensione ma di forte valore simbolico.
Nel 2015 sono stati intitolati i Giardini Antonietta Vignolo e i Giardini Tina Bertolotto Alba, dedicati a due importanti figure della Resistenza. Queste scelte mostrano un’attenzione specifica a celebrare le donne che hanno partecipato alla lotta di Liberazione, riconoscendo un contributo civile e politico che la odonomastica tradizionale aveva lasciato in ombra.
La distribuzione territoriale mostra dunque la compresenza di una memoria storica consolidata nelle aree centrali e di intitolazioni più recenti e varie nei quartieri periferici, a cui si affianca una politica toponomastica contemporanea che, pur con spazi ancora limitati, tenta di riequilibrare la rappresentazione femminile nella città.

L’analisi della tipologia degli spazi intitolati a figure femminili nel Comune di Genova mostra una prevalenza delle vie, che rappresentano il 40% del totale delle intitolazioni (74). Seguono le piazze (15%), le salite (14%) e i vicoli (9%), mentre le restanti categorie sono meno numerose: i passi costituiscono il 4%, i ponti e i viali il 3%, i giardini il 3%, le scalinate il 2%, le calate, le discese e le rotonde insieme il 2%, i varchi e i larghi il 2%, gli archivolti e le mura il 2%, le passeggiate e i belvederi l’1% (Fig 4). La commemorazione femminile avviene dunque attraverso una varietà di tipologie più ampia rispetto alla sola via, in linea con la conformazione di una città stretta tra mare e colline. Il tipo di spazio intitolato non è però un dato neutro, perché ogni odonimo generico attribuisce alla memoria un peso simbolico diverso. La via, forma più frequente, garantisce una presenza capillare ma meno marcata, trattandosi di uno spazio di passaggio. Salite, vicoli, passi e scalinate, che insieme raggiungono circa il 29%, appartengono alla trama minore e più antica della città: sono spazi caratteristici dell’identità genovese ma raramente luoghi di rappresentanza, e la memoria femminile che vi si deposita risulta integrata nel tessuto urbano senza occupare i suoi punti di maggiore visibilità.
Diverso è il significato delle piazze, dei piazzali e delle piazzette (15%), luoghi di incontro e di vita collettiva in cui il nome diventa un riferimento condiviso, e analogamente dei giardini (3%), delle passeggiate e dei belvederi (1%), spazi di fruizione e di sosta. È proprio in queste tipologie che si concentrano le intitolazioni più recenti, segno di una scelta consapevole di assegnare alle donne gli spazi di maggiore visibilità e socialità.
Il dato descrive quindi una rappresentazione diffusa, ma ancora numericamente sbilanciata verso gli spazi di percorrenza e la trama minore: le tipologie a più alta carica simbolica, pur essendo oggi quelle privilegiate dalle nuove denominazioni, rappresentano ancora nel complesso una quota limitata del corpus.







