Violenze di genere e femminicidi. Ora basta

di Silvia Siniscalchi

A Miano, nel Napoletano, nasce un nuovo fronte:
dibattito con magistrati, giornalisti, docenti
e padri guanelliani

Violenza di genere. Con questo titolo, semplice e diretto, si è svolta una tavola rotonda a Miano (Na), nel teatro della Parrocchia S. Maria della Provvidenza. Qui sono attivi i padri
guanelliani, diretti da Don Pino Venerito, con Don Aniello Manganiello, parroco di Scampia e fondatore di Ultimi, l’associazione con cui opera da anni a favore della cultura della legalità. Il tema della violenza contro le donne, in apertura di una serie di eventi della settimana dedicata a S. Luigi Guanella, è stato affrontato da punti di vista diversi e complementari. L’avanzamento nella parità tra uomini e donne (su 145 paesi del mondo il divario è stato colmato al 69,4% secondo il Global Gender Gap Report 2026 del World Economic Forum) non ha posto fine alla violenza di genere. Al contrario, la sua presenza incide sia dove esiste una elevata emancipazione femminile (come nei Paesi del Nord Europa) sia dove la povertà è estrema. N l primo caso il dato si lega all’elevato numero di denunce e al “backlash” (la reazione violenta alla parità da parte degli uomini), mentre, nel secondo, al basso sviluppo socioeconomico e alla mancanza di istruzione. Di certo il fenomeno è trasversale anche dal punto di vista delle classi socioculturali.

Il Procuratore Airoma
“Fenomeno interclassista
per la crisi dei valori”

Lo ha sottolineato Domenico Airoma, magistrato e Procuratore capo della Procura Napoli Nord: la violenza contro le donne va da Scampia al Vomero a Posillipo, affermandosi come
disvalore che è in realtà frutto dell’individualismo e del relativismo etico dilaganti. Si potrebbe paragonare, a suo giudizio, la catastrofe ambientale della Terra dei fuochi a quella sociale della fine dei valori. Il suo discorso da “pessimologo” non sfocia però nel pessimismo: la famiglia può essere il luogo, la palestra in cui si sviluppano gli anticorpi alle derive violente, attraverso la cura degli affetti, delle relazioni, contrastando il mito dell’autosufficienza e di una solitudine che spinge i giovani a cercare poi coesione nei social oppure nell’adesione a un clan.

I partecipanti alla Tavola rotonda con (a sin.) Don Pino Venerito e Don Aniello ManganielloGli ha fatto eco Luigi Caramiello, Sociologo dell’Università Federico II di Napoli, che, a sostegno di una prospettiva ottimistica, ha ricordato i dati statistici: dai primi anni del XX secolo a oggi, e negli ultimi dieci anni in particolare, i femminicidi sono diminuiti, perché, in generale, sono calati gli omicidi. Tuttavia, il fenomeno della violenza sopravvive, perché la modernizzazione, nonostante i progressi generali in ambito scientifico e culturale, non annulla la natura prevaricatrice dell’uomo, azzerata nel frattempo dall’innovazione tecnologica e dalla fine giuridica di ogni forma di patriarcato. Il che non significa però che la lotta per l’emancipazione femminile sia finita. La lotta tra i sessi prosegue infatti anche in un regime democratico, ma in forma sublimata, attraverso il confronto e il gioco delle parti, dal punto di vista politico, economico, culturale.
Se il patriarcato, che per secoli ha subordinato la figura femminile a quella maschile, è stato sostenuto in passato da norme giuridiche, sociali e stereotipi culturali, il femminicidio, divenuto reato autonomo dal 17 dicembre 2025, segna un punto d’arrivo del suo rovesciamento. Lo ha evidenziato Andrea Manzi, giornalista e presidente di Ultimi, che ha
altresì denunciato le responsabilità di una stampa che, di fronte ai femminicidi, privilegia l’esibizione eclatante e non l’analisi dei contesti sociali. A loro volta i magistrati, di fronte a questa nuova tipologia di reato, rivelano un certo imbarazzo: nei primi mesi del 2026 i dati del Viminale rivelano che su 34 omicidi di donne solo 8 sono stati considerati femminicidi. Il che conferma la difficoltà di attribuire alla matrice di genere la causa di un omicidio. Inasprire le pene accende un focus sulla repressione, ma sarebbe altrettanto importante investire sulla prevenzione e sull’educazione.

Ricordata Stefania Formicola
uccisa dal marito
poi condannato all’ergastolo

I genitori di Stefania Formicola con uno dei nipotini, figlio della vittima

Sono quindi stati salutati, a chiusura del dibattito, Adriana Esposito e Luigi Formicola, genitori di Stefania Formicola, vittima di un marito violento e assassino. A dieci anni dalla
scomparsa, la sua vicenda è oggi divenuta un libro e il suo nome, inciso nella targa di una panchina rossa inaugurata nell’Oratorio Don Guanella, sarà ricordato con l’intitolazione di una strada, come ha preannunciato Giuseppe Esposito, assessore dell’VIII Municipalità del Comune di Napoli. La testimonianza dei suoi genitori, supportata dagli interventi
dell’Avvocato Pierpaolo Damiano e di Patrizia Palumbo, presidente dell’associazione “Dream Team-Donne in rete” di Scampia, ha messo in evidenza le difficoltà delle famiglie colpite dai femminicidi e dei bambini rimasti orfani, affidati ai nonni o, nei casi peggiori, alle case-famiglia.
Il dibattito è stata un’occasione per ribadire come l’umanità, valore primario di Don Guanella, sia il bene più grande di una collettività, il cemento di ogni autentica koinè, l’alleanza di ogni civiltà che abbia fondato il proprio progresso sulla condivisione di valori posti a custodia del singolo e della società.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *